Anoftamo e Microftalmo congenito

La diagnosi microftalmia o anoftalmia si basa su dei criteri clinici e di studio per immagini.

Per anoftalmo congenito s’intende la impossibilità di riconoscere all’osservazione clinica, la presenza di un bulbo oculare anche di dimensioni ridotte. Spesso l’anoftamia congenita si associa alla presenza di palpebre di ridotte dimensioni rispetto all’occhio controlaterale. In caso di anoftamia congenita bilaterale è presente una asimmetria delle due aperture palpebrali , ovvero una può risultare più sviluppata dell’altra.

In caso di anoftalmia congenita bisogna inserire una protesi che permetta la spontanea apertura e chiusura delle palpebre nel primo mese di vita e sostituirla ogni mese per i primi quattro/sei mesi, e successivamente secondo parere medico per ottenere lo sviluppo armonico del viso. Ogni trattamento protesico deve essere personalizzato secondo la gravità della malformazione.

Il microftalmo è dovuto, invece, a un arresto della crescita dell’occhio nelle prime settimane di vita intrauterina. Il termine di microftalmo identifica la presenza alla nascita di un occhio con una lunghezza assiale inferiore a 17 mm (la misura di riferimento alla nascita).

Il microftalmo può presentare un residuo visivo, specialmente nei casi bilaterali; nel caso in cui non è possibile recuperare la vista bisogna avviare un programma di riabilitazione estetica che può iniziare subito dopo la diagnosi di cecità dell’occhio malformato, il più precocemente possibile.

L’orbita di un bambino cresce per il 70% durante i primi tre anni di vita, mentre il restante 30 % si sviluppa nei successivi 5-6 anni.

L’intervento precoce stimolerà l’accrescimento sia della struttura ossea che dei tessuti molli (palpebre e congiuntiva), consentendo un ottimo risultato estetico.